Arturo Giovannitti


APPELLO ALLA GIURIA


Pubblicato dalla
Boston School of Social Science
il 27 gennaio 1913
(Estratto dagli Atti del Tribunale di Salem)

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Traduzione e note di Corrado Paduano

Appello dell'imputato Arturo M.Giovannitti alla Giuria

Tribunale di Salem, 23 novembre 1912
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Signor Presidente, Signori della Corte,
è la prima volta che parlo pubblicamente nella vostra meravigliosa lingua, e nel momento più solenne della mia vita. Non so se riuscirò ad arrivare in fondo. Il Procuratore Distrettuale (1) e gli altri signori della giuria, abituati in quest'aula a seguire con distacco ogni umana emozione, non possono comprendere la tempesta del mio animo in questo momento. Ma i miei amici e compagni qui presenti, che sono stati con me negli ultimi sette o otto mesi, sanno benissimo che, se non arriverò a concludere la breve esposizione dei fatti, sarà per la sovrabbondanza delle emozioni che stanno lacerando il mio cuore.
Mi rivolgo a voi per riesaminare tutto il dibattimento. Penso di aver avuto, come ha affermato l'erudito Procuratore Distrettuale, uno dei più eccellenti, se non il più eminente avvocato di questo Stato a difendere la mia vita e la mia libertà. Non entrerò nel merito delle testimonianze qui addotte, in quanto credo che i signori giurati abbiano già una ferma e risoluta convinzione. Ormai dovreste sapere, dovreste aver capito se ho pronunziato o no le parole che mi sono state attribuite da questi due poliziotti (2). Dovreste sapere se sia possibile, non solo per un uomo come me, bensì per qualsiasi essere umano, proferire le parole atroci, le esecrande parole attribuitemi. Riguardo alla testimonianza accolta in proposito dirò solo che, se alberga o è mai passata nel cuore di qualcuno dei presenti oggi in quest'aula l'idea di assassinare, quest'uomo, signori giurati, ora non siede all'interno di questa gabbia. Noi siamo andati a Lawrence, come ha detto il mio nobile compagno, - merita appieno l'appellativo di nobile compagno - il signor Ettor, spinti da qualcosa di più elevato e sublime di quanto il Procuratore Distrettuale e chiunque altro dei presenti possa comprendere e realizzare. Se non temessi di commettere un sacrilegio, direi che andare a investigare sui motivi che ci hanno guidato e spinto a recarci a Lawrence è come domandare perché il Redentore sia sceso sulla terra, o per quale ragione proprio in questa Confederazione Lloyd Garrison - come ha detto il mio amico - sia stato trascinato per le vie di Boston con un capestro intorno al collo.

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Perché tutti i grandi uomini, perché - domando - hanno sempre predicato il nuovo vangelo della fratellanza e dell'amore? Sarebbe bello - o meglio è bello - investigare sulle azioni umane, perché è giusto accertarsi della verità. E' doveroso portare il criminale sul banco degli imputati. Ma qui è stata detta soltanto una parte della nostra storia. Come ha affermato il signor Peters, l'altra metà è stata taciuta. Vi è stato consegnato un libello sul Sindacato dei Lavoratori Industriali del Mondo, e il Procuratore Distrettuale non ha potuto produrre altre prove contro il movimento socialista, perché sapeva bene che qui c'era un uomo (3) in grado di contestarlo e di chiedergli più di quanto egli [il Procuratore Distrettuale] fosse in grado di capire sin dall'inizio. Qui è stato esaminato un solo aspetto del gigantesco problema dei lavoratori dell'industria, soltanto il metodo e la tattica. Ma - domando - che ne è della parte etica della questione? e del lato umano, solidaristico, delle nostre idee? e del nostro domani così come noi lo vediamo? e della nostra condizione futura, che prospettiamo migliore [dell'attuale] a tutti gli operai da questa stessa gabbia per la quale son passati l'ubriacone e la prostituta e l'assassino salariato? Non vogliamo pensare all'aspetto etico della questione? Che intendiamo fare della parte migliore e più nobile dell'umanità, quella cui ripugna la schiavitù?
Riusciamo a immaginare il tempo in cui nessun uomo sarà più costretto a ricorrere allo sciopero per ottenere un aumento di cinquanta centesimi a settimana, quando i bambini non dovranno più morir di fame , quando le donne non saranno più obbligate a prostituirsi [per sopravvivere], - permettetemi di dirlo, nonostante la presenza di donne in quest'aula, perché la verità deve pur venire a galla, prima o poi - quando, infine, non avremo più schiavi né padroni, ma formeremo una grande famiglia di amici e fratelli?
Scenes from the great textile-strike at Lawrence Mass.

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Può darsi che voi, signori giurati, non crediate in questo. Può darsi che per lei, signor Procuratore Distrettuale, noi siamo fanatici. Ebbene noi siamo fanatici. E prima di noi fu fanatico Socrate, il quale alla filosofia degli aristocratici ateniesi preferì la pozione di cicuta. Ugualmente fanatico fu il Salvatore Gesù Cristo, il quale, piuttosto che sottomettersi a Pilato o riconoscere l'autorità di Tiberio quale imperatore di Roma, piuttosto che sottomettersi ai potenti del clero dell'epoca, accettò di venir crocifisso in mezzo a due ladri.
Analogamente si son comportati tutti i filosofi e i sognatori e gli studiosi del medioevo, i quali preferirono esser bruciati vivi da una delle chiese (4) alle quali mi rimproverate ora di aver asserito che nessuno dei nostri membri dovrebbe appartenere. Certo, signori giurati. Voi siete giudici: dovete attenervi ai fatti, voi; le idee non vi riguardano. In questo processo non è stato inserito l'ultimo appello al patriottismo. Il Procuratore Distrettuale, ben conoscendo i vostri sentimenti, non vi ha arringato in nome di tutte le emozioni che hanno dolci e profonde radici nel cuore umano per impedirvi di vedere con chiarezza le autentiche conclusioni [e motivazioni] di questa causa. Io sono insignificante, non mi tengo in grande considerazione. Inoltre ho avuto un ruolo marginale nel processo (5). Non ho mai parlato in alcun consesso americano io, uomo del Meridione d'Italia, di quegli uomini che dovrebbero occuparsi soltanto degli affari propri (6).
Ora non mi trovo qui per dirvi quale dovrebbe essere il futuro di questo Paese. So tuttavia di esser venuto da un paese che è stato per secoli sotto il gioco e l'oppressione, che è stato angariato dall'antico assolutismo del passato, tiranneggiato durante il Medioevo da tutte le nazioni europee, da tutti i vandali che ne hanno calpestato il suolo; e ancora oggi l'Italia è oppressa dall'autorità costituita; posso ben dirlo io, che non credo nel potere sovrano e nella monarchia (7). Da bambino, signori giurati, sulle ginocchia di mia madre e di mio padre ho imparato a rivivere con le lacrime agli occhi il nome sacro di Repubblica. E sono venuto in questo Paese pensando che avrei messo piede su una terra davvero migliore e più libera della mia (8). Non è stata precisamente la fame a spingermi lontano da casa. Mio padre aveva messo da parte abbastanza danaro e possedeva sufficienti energie per dare un'adeguata educazione ai miei fratelli (9). Avrebbe potuto farlo anche per me, e oggi sarei un apprezzato professionista, laggiù. Ma desideravo conoscere il mondo; e venni qui a tale scopo (10). Non ho pregiudizi verso questo Paese; non ho pregiudizi contro la bandiera Americana; non sono prevenuto contro il vostro patriottismo (11). Desidero parlarvi, tuttavia, del vostro carattere, o meglio, avrei qualcosa da dire sul genere di patriottismo che vi è stato istillato nel cervello. Non sarò, signori giurati, il ruffiano dei vostri pregiudizi (12). Sarò franco e leale, come lo è stato il mio amico, e anche di più.


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Mi piacerebbe sapere dal Procuratore Distrettuale, il quale disserta sulla tradizione della Nuova Inghilterra, che cosa intenda con quel termine, se si riferisce cioè alle tradizioni della Nuova Inghilterra di questa città, dove si bruciano ancora le streghe sui roghi, oppure a quella degli scaricatori di tè nel porto di Boston, i quali, stufi di sottostare al pugno di ferro dell'aristocrazia inglese, spararono il primo colpo di fucile, segnalando così al mondo l'inizio di una nuova era (13), annunziando che da allora in poi non più regni, non più monarchie, non più poteri ereditari si sarebbero succeduti, ma sarebbero sorti dalle rovine del naufragio del passato un nuovo popolo, una nuova dottrina, un nuovo principio, una nuova fratellanza. Mi risponda, mi dica se crede che il progresso sia qualcosa di inarrestabile, se è convinto che quest'uomo, per il quale nutro il più grande rispetto, che ammiro per l'estrema scrupolosità con cui ha presentato il suo caso e al quale, se mi fosse permesso, sarei felice di stringere la mano [sia innocente]. Ma aggiungo, signori della Corte: non crediate che il signor Attwill, standovi di fronte a mani alzate, possa arrestare il possente movimento della splendida classe operaia mondiale, di milioni e milioni di uomini e donne, la parte migliore dell'umanità, che avanzano verso la nostra meta. Non sarà di certo lui a soffocare nella culla il nuovo Ercole dei lavoratori dell'industria - o, per essere chiari, il Sindacato dei Lavoratori dell'Industria [Industrial Workers of the World]. Né sarà il vostro verdetto a porre un argine contro il poderoso assalto delle ondate che avanzano.
Non sarà l'insignificante vita di Arturo Giovannitti offerta in olocausto a scuotere il cuore degli industriali miliardari della città , o a fermare il socialismo nell'avanzata verso il possesso della terra.
Non è colpa di Ettor, non è colpa mia se a Lawrence c'è stata violenza. Signori giurati, se risalite all'origine dei disordini, scoprirete che sorgente e causa di essi è stato il sistema salariale, è stata la malvagia regola del dominio dell'uomo sull'uomo. A porvi fine è stato lo stesso principio stabilito quarant'anni orsono, prima della sua uccisione, dal vostro grande presidente Abraham Lincoln con un atto illegale(14) - mi riferisco alla proclamazione dell'abolizione della schiavitù, atto compiuto al di là dei poteri conferitigli dalla Costituzione degli Stati Uniti. - Io affermo che si tratta ora dello stesso principio, qule principio che allora rendeva l'uomo schiavo, un possedimento, un essere umano senz'anima, un oggetto che si poteva vendere, comprare, barattare; e che ora, cambiati i termini, rende lo stesso uomo - bianco, questa volta - schiavo della macchina. Si dice che in questo paese grande e meraviglioso siete liberi. Si dice che siete liberi. Politicamente lo siete, bisogna ammetterlo. Me ne compiaccio e congratulo.

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Ma debbo aggiungere che lo siete solo in parte [politicamente, appunto], mentre in parte siete ancora schiavi. Economicamente la classe lavoratrice degli Stati Uniti rimane tanto schiava quanto lo erano i negri sino a quaranta- cinquant'anni addietro. Perché l'uomo che possiede gli utensili di cui si serve un altro per lavorare, l'uomo che è proprietario della casa nella quale vive un altro, l'uomo che è padrone della fabbrica in cui altri vanno a lavorare, quest'uomo domina e controlla il pane che l'altro mangia; di conseguenza ne domina e controlla la mente, il corpo, il cuore, l'anima.
Signori, può darsi che l'argomentazione sia fuori luogo. Non sono un giurista, io. Ho premesso che non avrei discusso le prove. Forse l'onorevole Corte avrà da ridire alle mie parole, o meglio, alle mie semplici osservazioni, con il pretesto che non hanno alcuna attinenza con le prove qui addotte. Ma dico e ripeto che noi abbiamo agito per qualcosa che ci è più cara della vita e della libertà. Abbiamo operato per le nostre idee, i nostri ideali, le nostre aspirazioni, le nostre speranza - se preferite, per la nostra religione, - signori della Corte.
Voi capite il missionario americano che, infiammato dal sacro fuoco della propria religione, s'introduce fra i cannibali nella misteriosa Africa. Il signor Attwill vi dirà che quell'uomo agisce per guadagnare sessanta, cento dollari al mese. Il signor Attwill, con la sua mentalità commerciale, vi dirà che quell'uomo parte semplicemente in vista del proprio tornaconto, o perché vuol raccogliere soldi laggiù, in modo che la Chiesa cattolica o quella metodista in America abbiano cinque centesimi di guadagno al mese (15). Io, invece, vi dico che qui è in ballo qualcosa di più serio e profondo, signori, e voi lo sapete, ne siete coscienti. E aggiungo di esser venuto qui anche per un'altra ragione, diversa da quella che Ettor vi ha riferito come la principale. Son venuto qui perché non ho potuto farne a meno. Egli afferma che non ci è lecito rivolgerci alla divina Provvidenza. Bene, io non invoco la divina Provvidenza. Ma penso che neppure il Procuratore Distrettuale possa invocarla, se al termine della sua requisitoria si è guardato bene dal dirvi che per il semplice fatto che qualcuno, ignoto, ha sparato ad Anna Lo Pezzi, un'operaia di Lawrence, dovreste dichiararci colpevoli e condannarci alla sedia elettrica; che sarebbe giusto e doveroso soffocar le nostre voci, far cessare i battiti del nostro cuore. Non avrebbe osato dire la stessa cosa a Lawrence, non si sarebbe arrischiato neppure a suggerirvi di condannarci (16). Eppure io vi dico che, vi piaccia o no, oggi noi siamo gli araldi di una nuova civiltà.
Siamo venuti qui per proclamare una nuova verità. Siamo gli apostoli di una nuova dottrina, di un nuovo vangelo, che in questo preciso istante viene annunziato e testimoniato da un angolo all'altro del mondo. Mentre parlo di questa gabbia, quanti condividono la nostra stessa fede rivolgono a moltitudini diverse, in altri tribunali, a innumerevoli uditori in varie parti della terra, - in ogni lingua, in tutti i linguaggi civili (17), in ogni dialetto, in Russia come in Italia, in Inghilterra come in Francia, in Cina come in Sudafrica - dappertutto, il messaggio d'amore proclamato in maniera identica, signori giurati. Ed è in suo nome che desidero parlare, e per nient'altro. Se per un solo istante, ascoltando le parole del mio compagno e le mie, avete pensato che noi abbiamo mai potuto fomentare la violenza.(sappiate che) un uomo come me, il quale mette a nudo il suo animo dinanzi a voi in questo momento, non racchiude in sé alcuna menzogna. Non c'è inganno in me. Voi sapete che ignoro quel che dico (18), perché oggi escono dalle mie labbra soltanto parole che fluiscono irrefrenabili. Signori giurati, siete consapevoli del fatto che non vi parlo da agguerrito oratore, giacché è la prima volta che mi esprimo nella vostra lingua. Qualora pensiate che un solo briciolo di malvagità abbia sfiorato il mio cuore, sappiate, signori, che non ho mai detto ad alcuno che gli avrei spaccato la faccia o che ero assetato di sangue. Se credete che io abbia mai pronunziato frasi del genere non solo il 29 gennaio, bensì a partire dal giorno in cui ho preso coscienza del mio essere e delle mie capacità intellettuali e morali, allora condannatemi pure alla sedia elettrica: è giusto e doveroso. Condannate il mio compagno alla stessa pena: è altrettanto giusto e doveroso. Ma di un'altra persona desidero perorar la causa. Qualunque cosa decidiate, prendete a cuore, in nome del cielo, il caso di quest'uomo (indicando l'imputato Caruso). Egli ha trascorso in carcere con me due mesi: conosco ogni pensiero della sua mente.
Qualunque sia la vostra decisione nei nostri riguardi, siamo noi gli unici responsabili. E' Joe Ettor il capo della congiura. Io sono il suo braccio destro e ho istigato a colpire. Siamo solo noi i responsabili. Se Anna Lo Pezzi è stata uccisa e voi siete convinti che sia stata assassinata per nostro influsso, solo noi, badate bene, soltanto noi siamo responsabili della sua morte. E' giusto che ci condanniate.
Se siamo stati noi a emetter la sentenza, non ha importanza chi l'abbia colpita. Ma abbiate riguardo per questo poveretto, per la moglie, per il figlio. Quest'uomo solo adesso è venuto a conoscenza del motivo del suo arresto, e continua a domandarmi: "Perché non mi hanno detto la verità? Che cosa ho fatto? Perché mi trovo qui?". Può darsi che mi stia rivolgendo al vostro cuore più che alla vostra ragione; ma desidero assumermi tutte le responsabilità (19).


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Signori giurati, ho finito. Non vi chiedo di assolverci - non è mio potere farlo, dopo che il mio avvocato mi ha difeso con tanta competenza e nobiltà. Aggiungo tuttavia che ci troviamo di fronte a due possibilità: se siamo colpevoli, lo siamo integralmente. Se quanto il Procuratore Distrettuale ha asserito su di noi corrisponde al vero, dobbiamo pagare con la pena di morte, perché è evidente che il delitto fu premeditato. Se ciò che ha detto è vero, significa che noi ci siamo recati a Lawrence con quel preciso proposito, e che per anni e anni abbiamo studiato e maturato i nostri pensieri in quel senso; allora da voi non possiamo attenderci che un verdetto di colpevolezza. Non ci aspettiamo che addomestichiate le vostre coscienze porgendoci al contempo una mano protettrice. Non vogliamo che concludiate i vostri ragionamenti dicendo semplicisticamente: "Beh, è successo qualcosa e qualcuno dev'esserne responsabile. Equilibriamo i piatti della bilancia, facciamo metà e metà". No, signori. Noi siamo giovani; io non ho ancora compiuto ventinove anni: li compirò fra due mesi (20). Ho una donna che mi ama e che amo. Ho una madre e un padre in apprensione per me. Ho un ideale che mi è più caro di quanto si possa esprimere o comprendere. E la vita ha tante attrattive ed è così bella e raggiante e piena di fascino, che la passione di vivere mi colma il cuore. Desidero vivere. Lungi da me atteggiarmi a eroe davanti a voi, tanto meno a martire. No. La vita mi è più cara di quanto, forse, lo sia a molti altri. Ma non esito ad attestare che esiste qualcosa di più caro e nobile e santo e sublime, qualcosa che non sarò mai in grado di esprimere: si tratta della mia coscienza, della lealtà verso i miei simili, e verso i compagni che son venuti in quest'aula, verso la classe operaia del mondo intero, che ha reso possibile la mia difesa contribuendo penny su penny, e che in tutto il mondo si è preoccupata che non subissi ingiustizia e non si facesse del male.
Perciò vi prego: esaminate bene i due aspetti, prima di giudicare. E se il vostro verdetto, signori giurati, sarà tale da aprirci le porte del carcere, permettendoci di uscire per tornare alla luce del sole, allora lasciate che vi anticipi quel che faremo. Permettetemi di dirvi che il primo sciopero che si organizzerà in questo Stato (Massachussetts) o in qualsiasi altro d'America dove l'opera, il sostegno, la mente di Joseph Ettor e di Arturo Giovannitti saranno richiesti e necessari, noi vi andremo, incuranti di minacce e paure. Anonimi, modesti, misconosciuti, incompresi, torneremo alla nostra umile azione, soldati del grande esercito della classe lavoratrice che, al di là delle ombre e del buio del passato, lotta per l'emancipazione del genere umano, per l'instaurazione dell'amore, della fratellanza, della giustizia per ogni uomo e ogni donna sulla terra.

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Se, invece, il verdetto sarà contrario, se ci giudicherete tanto indegni da non meritare né l'infamia né la gloria del patibolo, - se deciderete che i nostri cuori debbano esser soppressi sulla stessa sedia di morte e dalla stessa corrente che ha annientato la vita dell'uxoricida e del parricida e del fratricida, allora, signori giurati, vi dirò che domani noi saremo sottoposti a un giudizio ben più importante: domani passeremo dalla vostra presenza a quella in cui sarà la storia a dire l'ultima parola. Quale che sia il vostro verdetto, signori giurati, io vi ringrazio.


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